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Sunday, January 9th 2011

8:45 AM

Sistema Helios: un sole che illumina la salute

Basta guardarsi attorno per capire che in tema di salute le cose non vanno bene. Ce n’è abbastanza per rendersi conto che il problema della salute è serio nel nostro Paese e che non viene affrontato con strutture e provvedimenti sanitari adeguati. La nostra salute, insomma, non dipende soltanto da noi, anche se facciamo tutto ciò che possiamo per conservarla il più a lungo possibile.

Bisogna rassegnarsi? Se così fosse, vorrebbe dire che ognuno di noi, come individuo, come cittadino, è del tutto impotente di fronte ad uno Stato che non riesce a garantire alla popolazione condizioni sanitarie adeguate ad un Paese civile e moderno gravemente privo di istituti e di moderni servizi sociali. Nel quadro a dir poco catastrofico, però, a volte si distinguono esempi funzionanti, dotati di personale specializzato, anche dal lato umano. Medici, infermieri, assistenti preparati a garantire il più piccolo conforto all’ammalato in cura. Un servizio sanitario efficiente, rapido e sicuro.

Un enorme sole ci indica che siamo arrivati nella sede di Sistema Helios. Il Dott. Mauro Marchetti, che ci accoglie sorridente nel suo studio, è la forza motrice dell’intero progetto.

Sistema Helios è una meraviglia dal punto di vista medico e sociale. La sua organizzazione comprende vari rami d’intervento: dalla medicina all’informatica, dal giuridico al ludico.

Di questo risultato fanno parte diversi professionisti sparsi sul territorio romano e pronti ad intervenire quando è il momento e che hanno fatto in modo di far crescere la struttura fino a dimensioni rilevanti in meno di un anno dalla sua costituzione ufficiale.

L’esperimento che si propone Sistema Helios è di conciliare i bisogni dei suoi associati con la cura del benessere emotivo, trasformandolo in un Eden verdeggiante.

Perché?

Principalmente per sopperire le mancanze umanitarie presenti nei rapporti paziente/medico. La terapia dell’equipe del Dott. Marchetti adotta il metodo delle insostituibili funzioni medicamentose della famiglia.

L’ associazione Sistema Helios ha al suo attivo una disponibilità all’uso della comunicazione in ogni sua forma. Dotato di un sito internet [www.sistemahelios.it], chiunque può inviare una mail o telefonare direttamente al personale interessato, certo di esser contattato in breve tempo.

Da sempre fattori esterni, sociali o culturali, hanno influenzato la salute dell’uomo, ma mai come in questo frangente la sua impotenza a fronteggiare situazioni che attentano al suo benessere lo vedono uscire vittorioso grazie all’aiuto di altri uomini. Un valore rilevante che sollecita il più profondo rispetto per la creatura umana e la sua dignità.

La premura e l’affabilità dimostrate da ogni componente dell’equipe dell’associazione Sistema Helios, guidato dal Dott. Marchetti, ha scavalcato ogni statistica negativa che abbiamo a conoscenza riportandoci in un mondo che colloca il malato al centro dell’attenzione.

guarda il video dell’intervista al Dott. Mauro Marchetti di Sistema Helios

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Monday, December 20th 2010

8:46 AM

LiberalCafè intervista l’On. Antonio Martino

Incontriamo l’On. Martino nel suo ufficio a Palazzo Valdina, nel centro di Roma, occasionalmente utilizzato come studio per l’intervista, in una fredda giornata che sembra aver ovattato le frenetiche attività dei romani. L’On. Antonio Martino è una persona cordiale ed estremamente disponibile.

   



Elisa Palmieri - In quale modo si può far ripartire l’Italia, facendola uscire dalla crisi?

Antonio Martino - Cominciamo col dire che l’Italia è in crisi da molti anni, non da adesso, perchè dopo aver stupito il mondo con i tassi di crescita degli anni ‘50 e ‘60, si parlava di miracolo economico; dopo essere andata bene negli anni ‘70, a cominciare dagli anni ‘80 il tasso sviluppo è andato diminuendo. Attualmente, da più di dieci anni, è di poco diverso dall’euro statistico. Non cresce per ragioni abbastanza comprensibili, perchè non si può chiedere ad un’economia che ha considerazioni demografiche avverse, perchè l’Italia dal punto di vista demografico è moribonda, che ha considerazioni di competitività internazionale difficilissima perchè ha il mercato del lavoro più rigido, credo, in Europa, e soltanto adesso i sindacati cominciano a prendere atto di una realtà ineludibile, cioè che non posso permettersi di fare come se il resto del mondo non esistesse.
Ma poi, soprattutto, un sistema pubblico che dissipa la metà delle risorse prodotte dal Paese, inefficiente, costosissimo e crea intralcio alla creazione di attività produttive. Fintanto che la situazione resterà questa il Paese non può crescere.

EP - Crede che il nobel per la Pace a Liu Xiabo può imporre un giro di boa alla Cina, tanto aperta al mercato internazionale e altrettanto chiusa per quanto riguarda le riforme in senso democratico?

AM - Milton Friedman sosteneva che la libertà economica è incompatibile con l’assenza di libertà politica, perchè delle due l’una: o libertà economica finisce col costringere una liberalizzazione anche politica che distrugge la dittatura, o sarà la dittatura a distruggere la libertà economica. Questo abbiamo visto che è accaduto in Cile, dove il fatto che Pinochet avesse un regime dittatoriale in politica avesse consentito delle coraggiose riforme economiche in senso liberale, ha portato sì che alla fine aver la necessità che se ne andasse. E’ stata la libertà economica che ha cacciato il dittatore.
Non è accaduto in Russia, perchè ammesso che Putin si fosse opposto, hanno liberalizzato la politica senza liberalizzare l’economia. E la libertà politica non basta per garantire la libertà economica. Ne sappiamo qualcosa anche noi.
In Cina le possibilità ci sarebbero, perchè almeno la fascia costiera meridionale della Cina è abbastanza liberalizzata. Meno di quanto significa ma la mentalità è cambiata profondamente. I cinesi erano assolutamenterestii ad accettare qualsiasi differenza economica, perchè erano stati indottrinati da decenni dall’ateismo comunista, ora invece ci sono disparità notevoli di redditi. Il che significa che un po’ di libertà economica è arrivata. La libertà economica porta inevitabilmente a punti di arrivo diversi.
Se questo processo continua, ed io credo non sia neanche nell’interesse dei governanti cinesi impedire che continui, perchè portano dei benefici economici indubbi. Prima o poi distruggerà la dittatura.
Il premio Nobel è un fatto, più che altro, emblematico. Abbiamo un precedente: l’Unione Sovietica è crollata dopo aver negato a Pasternak di ricevere i funzionari del premio.

EP - In politica il principio dell’etica, dell’onestà, del merito si sono scontrate spesse volte con l’ingiustizia, il trionfo della mediocrità, l’esaltazione della furbizia e persino della disonestà. Qual è il rimprovero che un politico della sua tempra si fa.

AM - Io posso farmi il rimprovero di essere stato un pessimo politico, perchè forse non avrei dovuto seguire il consiglio di Milton Friedman e non entrare affatto in politica. Perchè preferisco stare assieme ai ragazzi per sostenere le tesi nelle quali credo e studiare anzichè prendere…

EP - però lei è anche quello che ha scritto il programma di Forza italia, che è stato definito uno…

AM - E’ stato il più radicale programma di riforma Liberale che sia apparso in Europa, questo non è un giudizio mio, che l’ho scritto, ma è il giudizio di molti. Obiettivamente è stato così. Io ho ritenuto che avrei potuto fare lezione ad un pubblico più vasto. Invece che ad una ventina di studenti, avrei potuto avere centinai di migliaia di persone che ascoltavano le delle parole e delle idee liberali.
Ma tornando alla sua domanda, il problema dell’etica: bisogna stare attenti a evitare di cadere nel gioco facile del moralismo. Secondo me è una regola d’oro e ineludibile che gli altri anteporranno sempre i loro interessi al tuo…su questo..Ora, nel mercato come in politica esiste l’egoismo, però l’egoismo nel mercato è temperato dalla concorrenza, ” io posso soddisfare il mio egoismo, soltanto a condizione che faccio l’interesse dei miei clienti”. Il venditore può guadagnare molto e arricchirsi soltanto se riesce a vendere molto, e a vendere bene, ma per farlo deve avere cose che gli acquirenti apprezzano. Cioè: l’interesse dell’egoista e l’interesse dell’altro sono coincidenti. L’egoista vuole fare il suo interesse solo a condizione che faccia l’interesse dell’altro. In politica non è così. L’avidità in politica non è controllata dalla concorrenza per la prima fondamentale ragione che non rischiano soldi propri e non spendono soldi propri. Quindi i politici sono altruisti, nel senso che vogliono fare del bene col denaro altrui. Se lo volessero fare condenaro proprio li chiameremmo propristi. Ma, invece, sono altruisti. Ora, la politica è basata sull’acquisizione del consenso, sull’acquisione del consenso. Come si acquista il consenso? Il consenso si può conquistare proponendo inprogetti di interese generale di altissimo livello che davvero possano convincere tanta gente ad aderirvi. Ma questi sono casi rari. Normalmente il consenso va acquistato, anzichè conquistato, spendendo denaro di altri. E quindi ci si inventa continuamente una qualche motivazione nobile o apparentemente addirittura sacrosanta per appropriarsi del denaro di Pietro e dare i soldi a Paolo, con ciò non ci si fa amici Pietro, ma certamente si può sperare forse che gli sarà grato Paolo. La politica consiste in questo.
Prendere a Pietro per dare a Paolo.
Fint tanto che esistono i Pietri ciò potrebbe andare avanti, ma prima o poi i Pietri finiscono. La Thatcher diceva: “il socialismo è l’idea di poter vivere alle spalle degli altri, il guaio è che prima o poi gli altri finiscono”, e gli altri in Italia son finiti.
Non è pensabile, non è ammissibile, non è decoroso che un Paese che spende meno dell’1% del reddito nazionale per la politica estera di difesa, spenda il 50% del reddito nazionale complessivamente. Il che significa che la stragrande maggioranza di quello che spende non ha giustificazioni di sorta. Perchè Stati privi di assistenza gratuita, di pensioni sociali, di sussidi di disoccupazione, sono esistiti per millenni. Stati privi di politica estera e di difesa non sono esistiti mai, perchè lo Stato è la politica estera di difesa. Noi spendiamo meno dell’1% per quello e poi proponiamo di finanziare l’istituzione di comunità giovanili, come è accaduto recentemente, nel Parlamento Italiano. Cioè dovremmo indennizzare i giovani per la disgrazia di essere giovani.
La mia prossima proposta di legge sarà quella di tassare le donne brutte e dare i soldi alle donne belle. Punire l’esternalità negativa e premiare l’esternalità positiva.

EP - Ultimamente, all’interno dell’inaugurazione della Scuola di Liberalismo oraganizzata dalla Fondazione Einaudi e da Liberalcafè - il 22 nov scorso - , ha dichiarato di voler costituire una nuova forma di partito, mosso dallo spirito del ‘94, per ristabilire luoghi di discussione politica. cito:”sto meditando di costruire un nuovo partito, perchè spero che nel 2014, ci sia finalmente il risveglio delle idee liberali che Cavour, Einuadi, mio padre avrebbero approvato, perchè purtroppo finora non si è realizzato.
Che conferma i suoi dubbi espressi qualche tempo fa, quando dubitava che un soggetto politico liberale in Italia fosse all’orizzonte. Non è cambiato niente da allora?

AM -Berlusconi ha in buona fede ha tentato di dar vita a un soggeto politico. Non aveva nessuna convenienza altra che credere in quelle idee per presentarsi come alternativa con un programma radicalmente liberale, perchè lui in quelle cose realmente crede. Una delle ragioni per cui io sono entrato in politica perchè lui è stata la prima persona a prendermi sul serio quando parlavo di liberalismo. Però per una serie di circostante, non tutte dipendenti dalla sua volontà, lui ha la sua parte di responsabilità, non lo nega nessuno, però alcuni fattori esterni hanno contribuito ad impedirgli di realizzare quanto non si è mai stancato di promettere. Il ribaltone di Bossi, 1994-1995, fece sì che la durata del primo governo fosse talmente breve da non poter fare niente. Nel secondo governo, durò cinque anni, erano due in realtà 2001-2007, ma due governi Berlusconi, sia Alleanza Nazionale, sia l’Unione di Centro si opposero sistematicamente a qualsiasi riforma in senso liberale. L’abbassamento dell’aliquotea imposta, specie delle maggiori, venne impedito sia dagli uni che dagli altri. Perchè, dice, questo è un regalo fatto ai ricchi. Ora, questa è la più grossa sciocchezza che si posa immaginare. I ricchi le imposte non le pagano. Io faccio parte dello 0,95% dei contribuenti più ricchi in Italia, non ho yacht, non ho ville, non ho niente. Lei crede davvero che i ricchi paghino le imposte? No, i ricchi pagano i tributaristi che trovano il modo di eludere o di erodere le imposte e quindi di non pagare.
Se invece l’aliquota più alta si abbassasse questo consentirebbe, non a chi è già ricco di star meglio, ma consentirebbe a chi potrebbe diventar ricco di diventarlo. Perchè le aliquote alte d’imposta sono la misura più profondamente reazionaria e antisociale che si possa immaginare, perchè è come se tagliassero i primi gradini della scala, quindi impedendo a chi potrebbe salire verso l’alto di salire, restare a terra. Quando ci sono aliquote marginali di quei livelli, nessuno può mettere da parte abbastanza per accumulare quello che gli serve, dar vita ad una attività, crescere, svilupparsi e così via. A chi è già ricco non importa niente, non sa neanche quanto paga d’imposta.

EP - Ma ci sarà un soggetto liberale?

AM - Un soggetto liberale è difficile da creare per una serie di ragioni: intanto perchè non dobbiamo dimenticare che abbiamo almeno un’ottantina d’anni di prevalenza di cultura illiberale. Questo è stato vero a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, il fascismo prima, poi i catto-comunisti che hanno praticamente dominato per quasi tutto il secolo. Abbiamo avuto quasi un secolo di prevalenza di cultura illiberale. L’idea semplice, del resto molto facile, da fare accettare a chiunque “se esiste un problema lo Stato lo risolve”, se invece capissero che nella maggior parte dei casi lo Stato è il problema, - l’intervento dello Stato crea problemi, anzichè risolverli - allora sarebbero un po’ meno indulgenti nei confronti di coloro che all’elezioni promettono che con l’intervento pubblico, magicamente spariranno tutti i problemi che hanno.

EP - Antonio Martino cosa farà da “grande”?

AM - Ma io credo di essere già abbastanza grande. In quanto ho da leggere molti più libri di quanti ne sia riusciti a leggere. Mi guardano con lo sguardo accusatorio. Un mio amico mi ha mandato un libro da leggere chiedendomi un parere, l’ho messo in lista d’attesa.. credo di riuscirlo a leggere prima di compiere 140 anni perchè c’è molto arretrato.
Ho più libri da leggere di quanti sia riusciti a leggere, ho più gadgets di questo periodo di quanti ne abbia imparato ad usare, più musica di quanta ne sia riuscita a sentire, due nipotini che sono meravigliosi, perchè dovrei preoccuparmi.

EP - Quindi progetti tanti..

AM - Sì, tantissimi.
La storia del terzo partito era una battuta a metà. A metà..perchè sarebbe bello poterlo fare. Io vedo nel Paese tantissime persone non solo favorevoli alle idee liberali, ci son sempre state persone vagamente favorevoli, ma consapevoli delle nuove idee liberali. Ci sono giovani che hanno una preparazione straordinaria. In tutti i rari contributi che sono venuti dagli intellettuali, da quei giganti del pensiero liberale che il xx° secolo ha prodotto. Questa è gente che ha letto Hayek, che ha letto Friedman, che ha letto Mises, che legge Ropke, alcuni tendono ad essere libertari, un po’ più liberali di quanto lo sia io. Non mi dispiace affatto essere scavalcato, da questo punto di vista. E questo non c’era prima, così come nascono iniziative: ci sono case editrici piccole ma qualificatissime che sfornano una gran quantità di testi liberali. E prima o poi sono le idee a prevalere.
Case editrici come LiberLibri, Rubbettino, hanno fatto un’opera straordinaria di diffusione del pensiero liberale. Ricordo una volta con Franco Romani, che è stato un grosso studioso di scienza delle finanze, liberale, di grosso spessore e vedeva tutti questi libri e diceva:” ma perchè li traducono? Così li imparano anche gli altri queste cose, meglio che le sappiamo solo noi!”
Una volta era così, ora invece ci sono le grandi possibilità offerte da internet, oramai comunicare non costa niente, consentono la diffusione dei liberali. Ecco, se come liberali crediamo nella concorrenza dobbiamo credere che verrà sfatata la legge di Gresham. La legge di Gresham dice che la moneta cattiva scaccia quella buona. Io credo invece nella concorrenza delle idee che sono le idee buone a scacciare quelle cattive.

 

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Friday, July 9th 2010

3:59 AM

La vita in un solo giorno

Cosa può accadere nell’arco di 24 ore tanto da poterle sintetizzare in alcuni minuti? L’idea del produttore Ridley Scott, regista britannico già autore de Il gladiatore, è un esperimento globale per la realizzazione di un lungometraggio sulla vita delle persone di tutto il mondo che s’intitolerà Life in a day. Il regista vincitore degli Academy Award Kevin Macdonald (State of Play, Last King of Scotland, Touching the Void) si occuperà della direzione del film montando nel lungometraggio documentario venti tra gli spezzoni più avvincenti.

«”Life in a Day” è una capsula temporale che permetterà alle generazioni future di scoprire come si viveva il 24 luglio 2010. Si tratta di un esperimento unico di social film-making - ha dichiarato Macdonald - quale modo migliore per raccogliere una serie infinita di registrazioni se non coinvolgere la community online?».

YouTube sarà la piattaforma di video sharing che ospiterà gli spezzoni di vita quotidiana della community globale. Eric Schmidt, CEO di Google, si è detto entusiasta per la scelta di Scott e del Sundance Institute, partner della piattaforma da diversi anni.
Non solo, YouTube ha attivato anche una collaborazione con il Guggenheim Museum di New York per ricevere video creativi dagli artisti. Per questa iniziativa il termine di partecipazione è il 31 luglio prossimo.

Il film verrà presentato durante il Sundance Film Festival 2011, la kermesse dedicata al cinema indipendente, fondato da Robert Redford, che si svolge nel mese di gennaio nello Utah.

L’user generated content è sempre più un’opportunità di idee originali, in Italia abbiamo l’esempio di TheBlogTv, società di produzione di contenuti televisivi, che chiama a raccolta gli utenti per la realizzazione di programmi. Un vero e proprio crowdsourcing.

L’appuntamento è per sabato 24 luglio. Gli utenti dovranno registrare un frammento della propria vita e caricarlo all’indirizzo www.youtube.com/lifeinaday.

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Friday, May 28th 2010

3:58 AM

La teoria del Capitalismo: George Gilder

George Gilder, ospite di Libertiamo nell’incontro dal titolo The Information Theory of Capitalist Profit, è un intellettuale intrigante, amabile e visionario.

Con George Gilder il dialogo si fa sempre più interessante, vista la sua propensione a parlare di molteplici temi. Incuriositi dalla sua storia e dalle esperienze di vita vissuta, non possiamo far altro che ascoltarlo con attenzione. Si discute di tutto, non ultimo del suo libro di recente pubblicazione, The Israel Test, nel quale elabora la tesi con la quale spiega le radici del conflitto mediorientale: non legate al controllo del territorio o alla religione, ma soprattutto di origine psicologica e derivanti dal risentimento nei confronti dei successi di Israele. L’antisionismo, insomma, è spinto dagli stessi fenomeni che hanno sempre alimentato l’antisemitismo: l’invidia e l’incapacità di comprendere il libero mercato.
Dagli scenari politici del partito repubblicano americano alle sfide dell’immigrazione: “Ah, se fossi in voi italiani, mi preoccuperei se ne venissero troppo pochi. Piuttosto pensate a far loro imparare l’italiano ed attraete quanti più high-skilled immigrants è possibile”.

Definito il guru della reaganomics o guru hi-tech (nel 1981 pubblica Ricchezza e Povertà), Gilder anticipa di anni il mercato. Nel 1993 teorizzava che la crescita economica sarebbe stata la bandwidth, l’ampiezza della banda di connessione a Internet: diventando praticamente gratis, o comunque davvero poco costosa, la banda sarebbe stata per i decenni successivi ciò che il motore a vapore è stato per la Rivoluzione Industriale.

A distanza di diciassette anni, dopo la nascita della dot economy, George Gilder sembrò vacillare, si ritrovò pieno di debiti e dovette “reinventarsi”, ma sappiamo quanto profetiche fossero quelle teorie.
E se nel 1994, in un libro dal titolo molto indicativo, Life after Television, Gilder sistematizzò le sue previsioni, è già in cantiere la nuova sfida: The end of the Internet. Per ora poco più di una bozza, tra qualche tempo un libro che varrà la pena leggere.

Tra il 2004 e il 2005 convince Bruce Chapman ad aprire un ufficio del Discovery Institute (di Steve Forbes e Bruce Chapman, fino ad allora con sede a Seattle) a Washington D.C., con l’obiettivo di trasformare un think-tank nato per risolvere i problemi di traffico a Seattle nella punta di diamante intellettuale del movimento di rivolta contro il neodarwinismo. La parola d’ordine di Gilder e del Discovery Institute non è “creazionismo“, ma “intelligent design“.
Rielabora il concetto di entropia dell’informazione (la quantità d’incertezza, la sorpresa, l’evento imprevedibile) come chiave interpretativa del profitto imprenditoriale: la creatività è sempre una sorpresa, il suo prodotto è sempre inaspettato ed è questo che determina il profitto dell’imprenditore. Se la politica ha un compito, è quello di offrire un ambiente a bassa entropia – uno stato di diritto solido, una moneta stabile, un sistema di difesa della proprietà e dell’incolumità.

“La teoria dell’informazione come nuova frontiera della teoria economica. Ma un mondo del genere non solo non è possibile, ma non sarebbe nemmeno desiderabile, perché rappresenterebbe la fine della creatività e della libertà. Se fosse tutto noto – fa notare Gilder – la pianificazione economica ed il socialismo funzionerebbero. Siamo invece ‘condannati’ a vivere in un mondo ad alta entropia, dove il mercato non esiste a prescindere dall’imprenditore. Anzi, è l’imprenditore che crea il mercato, costantemente imperfetto, mutevole, instabile”.


Liberalcafe'

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Monday, May 17th 2010

3:57 AM

Edward Hopper, la mostra dei record

Dopo aver conquistato il pubblico di Milano, attirando nelle sale del Palazzo Reale oltre 180 mila visitatori, la mostra “Edward Hopper”, la prima grande rassegna in Italia dedicata al più famoso artista americano del XX secolo, è visibile presso il Museo Fondazione Roma fino al 13 giugno e in due mesi ha fatto già registrare una presenza media di duemila visitatori al giorno.

Considerato il caposcuola del Realismo americano, Hopper (1882-1967), il pittore della solitudine, dell’a lienazione e dello smarrimento, racconta la vita quotidiana della middle class, fotografa momenti intimi e di silenzio, sentimenti di attesa, soffermandosi lì dove non ci sono parole. Nei suo dipinti dall’atmosfera rarefatta, che colpiscono per il taglio cinematografico, spicca l’importanza dell’elemento architettonico, che appare negli scorci inediti o nelle prospettive particolari, spunto di ricerca continuo per l’artista. La mostra nella capitale sottolinea fortemente questa valenza, mettendo in risalto l’importanza dell’elemento architettonico anche attraverso la ricostruzione degli spazi.

Non a caso, il primo impatto entrando nel museo è quello di sorpresa, perché lo spettatore incontra nella prima sala una ricostruzione scenografica ispirata al dipinto Nighthawks, ambientato in un locale notturno dalle luci soffuse. L’invito è, dunque, quello di entrare in scena, varcare le soglie dell’immaginazione per immergersi totalmente nelle atmosfere create da Hopper. Ma l’allestimento non è l’unico fattore d’interesse della mostra romana, poiché questa vanta, oltre alle 160 opere esposte a Milano, tra cui oli, acquerelli e disegni provenienti da prestigiosi musei statunitensi, in particolare il Whitney Museum of American Art, altri capolavori dell’artista, tra cui the Sheridan Theatre(1937), New York Interior (1921 circa), Seven A. M (194 , South Carolina Morning (1955).

Artista della lentezza, Hopper raggiunge la maturazione artistica attorno ai quarant’anni: la mostra segue l’evoluzione creativa in un percorso articolato in sette tappe, che si sviluppa a partire dalla formazione a New York fino agli ultimi capolavori. 

La prima sezione comprende diversi autoritratti, tra cui il Selfportraitdel 1925- 1930, non visibile nella sede del Palazzo Reale, estremamente affascinanti, poiché presentano l’artista su uno sfondo scuro, che sembra risentire dell’influenza dei primi maestri newyorkesi, in particolare di William Merritt Chase, con la sua adorazione per Velasquez e Manet. Le tinte scure tendono a scomparire o, piuttosto, a lasciare il posto alla luminosità e a pennellate più abbozzate, quando l’artista si reca a Parigi, dove soggiorna in tre momenti, nel 1906, nel 1909 e nel 1910. Hopper adesso brama la luce, e la insegue, traendo ispirazione da Degas e Manet, mentre mostra poco interesse verso le esposizioni di Cézanne e Picasso, che si tenevano in questo periodo. Il pittore percorre la città, dipingendo gallerie di personaggi che sembrano quasi caricature o scrutando ogni interno, scala, i ponti lungo la Senna o la chiusa di un canale, fino al Louvre, che rappresenta in una visione dal basso.

Se Parigi ha su questo artista un’influenza determinante, non si può dire diversamente di un’altra esperienza che incide fortemente sulla produzione futura, agli occhi di Hopper meno gradevole perché dettata meramente da esigenze di sopravvivenza: dal 1906 al 1925 lavora come illustratore pubblicitario, per iniziare, nel 1915, un’attività di incisore che lo porterà a distinguersi prima ancora di essere noto come pittore. Molto abile nel definire i contrasti di luci, Hopper dà vita a incisioni ispirate ai grandi maestri fiamminghi, Rembrandt al di sopra di tutti, dove le ombre si allungano acquistando profondità nelle tante scene notturne, di opere come Notte nel parco, Ombre nella notte, Un angolo.

Per la prima volta, sono esposti alcuni disegni preparatori e la copiosa opera grafica dell’artista viene messa a confronto con alcune delle opere più note, quali Summer interior (1909), Pennsylvania Coal Town(1947), Second Story Sunlight (1960), A Woman in the Sun (1961). Hopper teneva sempre con sé un taccuino su cui eseguiva studi a matita, ma lavorava anche su fogli più grandi, con una conté crayon che permetteva un piacevole tocco morbido e sfumato. Questi disegni costituiscono un’importante chiave di lettura per la comprensione della sua creatività, in quanto mostrano il retroscena di alcuni noti dipinti,  in cui si avverte una tendenza all’astrazione e alla sospensione del tempo, così come alla memoria e degli spazi. Lo studio per Morning sun, del 1952, ad esempio, rappresenta una figura femminile seduta davanti ad una finestra, così come descritta nel quadro definitivo, ma adorna di mille osservazioni riportate a matita, con indicazioni su dove sottolineare le ombre scure o dove dare più luce, fino a dettagli estremamente minuziosi, che rivelano l’esplorazione del soggetto di quest’artista che affermava: «Tutto quello che avrei sempre voluto era dipingere la luce del sole su una panchina di una casa».

Promossa dalla Fondazione Roma, cui si deve l’impulso iniziale alla realizzazione dell’evento, grazie all’iniziativa del Presidente Emmanuele Francesco Maria Emanuele, la mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano - Cultura, il Whitney Museum of American Art di New York e laFondation de l’Hermitage di Losanna; coprodotta e organizzata da Arthemisia Group, proseguirà alla Fondation de l’Hermitage di Losanna, dal 25 giugno al 17 ottobre 2010.



LIBERALCAFE'

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Tuesday, November 24th 2009

3:55 AM

Le interviste di LiberalCafe’: Pierferdinando Casini



LiberalCafe’ incontra Pierferdinando Casini in occasione degli Stati Generali del Lazio - “Diamo valore al futuro”, svoltisi a Roma il 21 novembre 2009

Intervista di Elisa Palmieri
Riprese di Salvatore Italia

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Saturday, October 31st 2009

4:03 AM

Internet, nuova malattia per l’informazione

E’ ufficiale, in Italia esiste la libertà d’informazione. Le due mozioni, quella presentata dal centro destra che sosteneva l’assenza di una situazione di minaccia della libertà di informazione in Italia e l’altra del centro sinistra, in cui si denunciavano anomalie nel bel paese e pressioni governative su media nazionali e stranieri, presentate a Bruxelles il 21 ottobre scorso sono state bocciate dall’assemblea.

A differenza di altri canali di comunicazione, Internet, che supera i tempi tecnici della stampa dei giornali, per mezzo di sistemi che tendono a portare il maggior numero di informazioni verso l’utente, consente a chiunque di accedere alle due tipologie base, ovvero la comunicazione e la diffusione di notizie su avvenimenti contemporanei, sviluppando la propria strategia di informazione sulla base di indicazioni prese in diversi Paesi, contribuendo alla diffusione del sapere e aumentando la capacità e la qualità delle tecniche di trasmissione delle informazioni.

I new media, fruibili on line, si possono classificare in base al loro avvicinarsi alla dimensione di prodotto o servizio all’interno della mappa dell’industria dell’informazione.
Internet è l’insieme di informazione e divertimento, cultura e attualità. L’ampia varietà di argomenti trattati nel web, pur operando a livello globale, è anche un potente mezzo che può perdersi nella ragnatela infinita di siti on line, dove i web site dei grandi giornali esercitano il dominio e dove si può perdere il senso della realtà per la confusione presente.

L’impegno nei confronti di questo processo di diffusione rapido e costante di informazioni, tuttavia, avrebbe un valore illimitato, se fosse stato affiancato da filtri, fin dalla origini per soddisfare le richieste più esigenti, in grado di individuare e concentrare su quegli aspetti dell’organizzazione efficace, che devono essere cambiati e migliorati affinché il fruire delle informazioni sia sempre più in linea con le aspettative degli utenti.

Sulla base di questo continuo sviluppo, come la nascita, a giorni, di un nuovo network adattabile, trasversale, che agevola l’accesso alle informazioni di un settore specifico e migliora il processo comunicativo tra la flessibilità nell’espandersi e ridefinirsi in base alle nuove richieste che man mano sorgono è uno dei numerosi metodi per filtrare e valutare il modo in cui si percepiscono le comunicazioni, eliminando così la malattia di cui sono afflitte la maggior parte delle notizie: l’elefantiasi da internet.

Per raggiungere questo obiettivo non è sufficiente la capacità e la volontà. E’ importante stabilire una strategia precisa. L’evoluzione della comunicazione parte dalla scelta e dalla selezione delle notizie a seconda degli obiettivi dell’organizzazione. Avere un piano da seguire non deve comunque impedire di essere flessibili e disposti a cambiare quando si presentano delle opportunità e degli eventi non previsti.
Il mondo dei nuovi media è un mondo dove l’evoluzione delle singole parti è collegata a quella dell’intero sistema in cui sono inserite.

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Saturday, October 17th 2009

4:04 AM

Informazione: l’incomunicabilità tra prodotto e servizio

La manifestazione per la libertà d’informazione del 3 ottobre scorso, indetta dalla FNSI, per reagire contro i tentativi di introdurre leggi bavaglio e di impedire ogni forma di dissenso e di critica nei confronti di chi detiene il potere politico in Italia, ha portato sul tavolo di discussione dell’Europarlamento una richiesta di una direttiva europea sul pluralismo dei media in Europa. Tutti i gruppi politici hanno espresso la propria intenzione di risolvere il conflitto d’interesse fra il potere politico e quello mediatico esistente in Italia e scongiurarne di futuri sul territorio internazionale.

Un tempo la società e lo stato erano diretti e controllati da elites esclusive ed autoritarie che trasmettevano e si scambiavano il potere senza render conto del proprio operato a nessuno, al di fuori del loro ristretto ambito. All’apparenza non è cambiato molto.
Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, in un editoriale trasmesso nell’edizione delle 20, afferma che “l’informazione è piuttosto diventata il teatro di uno scontro tra poteri, e non si può pensare che i giornali abbiano sempre ragione. Nè che i giornalisti che hanno opinioni diverse siano nemici o servi”.
Oggi le persone vogliono sapere, capire, intervenire, contare. Gli old media e i new media, fruibili on line, si possono classificare in base al loro avvicinarsi alla dimensione di prodotto. Le notizie vengono commentate e arricchite. I semiologi dicono che non sono più mezzi d’informazione, ma di formazione dell’opinione pubblica. L’informazione diventa così una merce da vendere e il marketing la fa da padrone. Nascono inserti, magazine e supplementi, introducono gadget tutto sotto un unico scopo: quello di rendere appetibile agli inserzionisti il proprio prodotto.

Il capogruppo del PD Davide Sassoli, in vista del voto sulla risoluzione previsto per il 21 ottobre a Strasburgo, ha avanzato la richiesta di una “separazione tra chi raccoglie pubblicità e chi fa televisione”. Niente di più corretto, visto che le redazioni sono diventate, nel tempo, una succursale del potere politico ed economico. Al loro interno i giornalisti sono pedine utili per i loro servigi, non più libere di informare i lettori, ma al contrario promuovono, loro malgrado, la distorsione della rappresentazione dei fatti. Tutto in virtù del lato economico che fa “reggere la baracca”. L’istinto gregario ha rivoltato, come una buona massaia dispiega la biancheria, un’italiaetta di provincia che crede nei soldi facili e nel riscatto personale. Irving Lee disse che viviamo nell’epoca della “menzogna organizzata”.
L’importante, è far capire a chi è affetto da dissonanza cognitiva [predisposizione ad ignorare le informazioni che non corrispondono alla propria visione del mondo] che non è con le parole urlate da un pulpito che si cambia la direzione in cui si sta andando.

Per approfondimenti
Il padrone in redazione, Giorgio Bocca, ed. Sperling & Kupfer, 1989
La logica dello sponsor, Paolo Girone e Beppe Zigoni, ed. Lupetti&Co., 1989

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Tuesday, May 5th 2009

4:02 AM

Le interviste di LiberalCafe’: Giovanni Guzzetta


I governi sono fatti per servire i popoli, non per condurli dove non vogliono andare. Parte da questo spunto Giovanni Guzzetta, costituzionalista e promotore del movimento per il “Sì” al referendum elettorale, sottolineandone la chiarezza degli obiettivi e la capacità di adeguare i mezzi al fine.

Il referendum è un fenomeno di concreta attuazione attraverso il costante afflusso di partecipazione cittadina e politica, che si espande e allarga la sfera del cambiamento politico.

Umberto Bossi, nella dichiarazione di ieri [4 maggio, ndr] avverte che è pronto a un’alleanza con tutti i partiti “che ci stanno” per una nuova legge elettorale. Occorre ricordare che se si realizzasse la vittoria del “Sì” al referendum, la legge elettorale si modificherebbe verso il proporzionale e partiti come la Lega Nord si ridimensionerebbero. Il sistema politico previsto e reso legittimo dalla Costituzione è quello democratico, nel quale più partiti operano contemporaneamente per determinare la politica nazionale, alternandosi al potere nella dialettica della maggioranza e della minoranza, del governo e dell’opposizione. Il bipolarismo abolirebbe, di fatto, il supporto rilevante dei partiti minori, caratterizzando l’azione alternata dei due poli opposti che garantiscono la stabilità del sistema stesso.
Roberto Calderoli, autore della legge elettorale, per sua stessa ammissione definita “porcata”, assicura che “il referendum fallirà per la mancata partecipazione al voto” deludendo le aspettative riposte.
Non è di questo avviso Giovanni Guzzetta che rimarca l’importanza delle alleanze, proprio in questo momento delicato, che vede il voto dei cittadini non libero, perché limitato a scelte condizionate dalle liste di partito.

In questo contesto politico il pericolo maggiore viene dall’impressione di instabilità che siede all’interno e all’esterno del Parlamento. Ed è anche vero che il potere dei partiti è diventato ormai così grande ed esteso da essere praticamente incontrollabile.
L’affermazione di alcuni detrattori del quesito referendario si posiziona in un movimento progressivo verso il peggioramento dell’obbrobrio elettorale esistente.
Guzzetta ritiene che il referendum miri a contrastare l’influenza malevola di lobby dalla concezione dialettica dalle qualità limitate, volte a restare in una posizione di continua contraddizione.

Un’impronta fortemente e sinceramente moderata. Il referendum vuole risolvere il problema del parassitismo che immobilizza il dibattito politico in un fenomeno crescente della paralisi politica derivante con periodicità dallo squilibrio tra gli esecrati uomini di governo e il loro rapporto con le moltitudini di cittadini.

Dall’osservazione di questo fenomeno nasce il libro di Giovanni Guzzetta, “Italia Ultima chiamata”, presentato una settimana fa nel carcere di Rebibbia.

Il tema dell’ingovernabilità del Paese acquista nello scritto di Guzzetta un risalto che ha motivo di libertà. Lo Stato non è espressione della nazione se non è veramente rappresentativo, ma non esclude la possibilità di una evoluzione costante all’adeguamento delle istituzioni volte al progresso della società.

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Wednesday, March 18th 2009

4:01 AM

Napoli intitola una strada ad Enzo Tortora

di Elisa Palmieri

Sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa di Enzo Tortora, giornalista elegante e uomo di grande cultura. Nel giugno del 1983 Tortora fu accusato di associazione a delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli, sulla base delle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso detto “Gianni il bello”, Pasquale Barra, e da altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata.

Il conduttore televisivo fu additato al pubblico ludibrio mostrandolo ammanettato mentre veniva condotto in carcere. Una storia assurda che lo ha segnato profondamente nel corso degli anni a seguire attraverso una battaglia senza fine per dimostrare la propria innocenzache lo ha visto, tra l’altro, eletto a deputato europeo nelle liste del Partito Radicale, fino al settembre del 1986 quando giunge dalla Corte d’Appello di Napoli l’assoluzione con formula piena.

Qualche mese dopo il ritorno sulla rete RAI per continuare a condurre “Portobello” e come aveva promesso riapre il programma con queste celebri parole: “Dunque, dove eravamo rimasti?” suscitando la commozione di chi non ha mai dubitato della sua estraneita’ ai fatti contestatigli.

27 febbraio 1987 - Enzo Tortora alla tribuna della seconda sessione del XXXII congresso del Partito radicale mentre festeggia il superamento delle diecimila tessere, quota necessaria per la sopravvivenza del partito

Nel maggio del 1988 il suo fisico già provato cede il passo ad un tumore che lo divora.

Il pubblico lo ha amato, la stampa lo ha trasformato in fenomeno criminale.

Un anno fa Vittorio Pezzuto nel suo libro “Applausi e sputi - Le due vite di Enzo Tortora”, edito da Sperling & Kupfer (520 pagg., 15 euro), percorreva l’agghiacciante vicenda di clamorosa ingiustizia. L’unica biografia completa in circolazione, già alla seconda ristampa.

Il 17 marzo scorso il Consiglio comunale di Napoli ha accolto la proposta avanzata dal consigliere di Forza Italia, Raffaele Ambrosino, supportata peraltro da un gruppo pubblicato sul social networkFacebook, di intitolare una via o una piazza ad Enzo Tortora.

“Se la toponomastica - spiega Ambrosino - è la scienza ausiliaria della storia che mantiene viva la memoria, è nostro dovere ricordare Tortora dedicandogli un luogo simbolico della nostra città, come risarcimento storico e morale per un uomo perbene incappato in una assurda vicenda giudiziaria e mediatica”.

Enzo Tortora con il deputato radicale Emilio Vesce (ultimo a destra) nel corso di una delle visite effettuate in decine di penitenziari italiani

Un debito da assolvere nel pieno rispetto di un uomo finito nell’oblio per un’accusa infamante. Oggi i ventenni non sanno chi fosse. Eppure la televisione italiana, finanche trasmissioni discutibili come “Uomini e donne”, devono qualcosa all’autore Enzo Tortora. Il primo che coinvolse il pubblico, realizzando la partecipazione attiva dei telespettatori rendendoli protagonisti assoluti.

Un risarcimento storico e morale ad un personaggio unico, trascinato in una mostruosa vicenda che potrebbe capitare ad ognuno di noi.

Dopo Roma e Milano, anche la citta’ di Napoli scegliera’ la via o la piazza da dedicare ad uno dei volti più noti del piccolo schermo. L’assessore alla Toponomastica Alfredo Ponticelli ha sottolineato che sarà anche valutata la possibilità di accogliere le indicazioni per l’intitolazione delle strade: nei pressi del carcere di Poggioreale o di Secondigliano.

Sono passati vent’anni ma sembra ieri.

foto tratte da Tortora.tv

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